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Mi chiamo Roberto, ho 68 anni, vivo in provincia di Roma e sono pensionato dal 2023. La mia storia inizia nel novembre del 2024, quando mi è stato diagnosticato un tumore al sigma retto. Sono rimasto di sasso: la prima reazione è pensare: “Perché proprio a me?”. Poi con il tempo ti interessi di più anche all’incidenza della malattia e scopri che, invece, le percentuali sono piuttosto elevate. Ho iniziato la mia battaglia all’Ospedale dei Castelli Romani: dopo confronto con chirurgo e oncologi ho intrapreso un percorso coadiuvante, iniziato con chemioterapia e radioterapia, fino all’intervento per il confezionamento di una ileostomia temporanea a settembre del 2025.
All’inizio è stato difficile: mi sono trovato non con uno, ma ben due compagni di viaggio indesiderati: il tumore e la stomia. L’impatto emotivo è stato devastante per me, ma anche per i miei familiari. All’inizio era mia moglie a gestire la stomia; poi, pian piano, ho imparato ad accettarla. È un nuovo organo con cui bisogna imparare a fare i conti per andare avanti: la vita non è la stomia. Basta trovare il sistema di raccolta più adatto alle proprie esigenze e imparare a gestirlo per tornare alle proprie attività quotidiane. Io sono tornato ad uscire con gli amici e andare in palestra.
C’è qualcuno che desidera ringraziare?
Sicuramente la mia stomaterapista, Tiziana Castagnetta dell’Ospedale Sant’Andrea, con la quale si è creato un rapporto di fiducia e confidenza. Poi il personale sanitario dell’ospedale dei Castelli Romani, che si è dimostrato disponibile e comprensivo, dai chirurghi agli infermieri. Ovviamente, il ringraziamento più grande va alla mia famiglia che mi è sempre stata vicina. Infine, alle consulenti del servizio Convatec me+ che mi hanno supportato in questi mesi.
Cosa vuole dire a chi vive la sua stessa esperienza?
Che non siamo soli. Io ho iniziato a frequentare l’Associazione degli stomizzati del Lazio e stiamo portando avanti alcune iniziative, tra le quali il confronto con la Regione per la realizzazione di bagni attrezzati per le persone stomizzate in tutte le strutture ospedaliere. Un’opera di sensibilizzazione importante che dovrebbe anche “uscire” dagli ospedali. L’ideale sarebbe avere anche dei bagni pubblici attrezzati: secondo me, molte persone che vivono con la stomia limitano gli spostamenti da casa perché si preoccupano di non trovare bagni indicati per le proprie esigenze.
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